6. Dove si incontrano i mercanti: le fiere della Champagne.

   Da: H. Pirenne, Storia economica e sociale del Medioevo,
Garzanti, Milano, 1972

 Il grande commercio internazionale, che si risvegli nel
continente europeo dopo secoli di torpore, e che vide i mercanti
italiani all'avanguardia, nel Millecento e nel Milleduecento
elesse come luogo ideale di scambio fra Nord e Sud la contea della
Champagne, nella Francia settentrionale, dove si svolsero le fiere
pi note dell'intero Medioevo. In questo passo lo storico belga
Henri Pirenne descrive in dettaglio il funzionamento delle fiere,
i privilegi dei partecipanti, i tipi di merci e le modalit di
pagamento.


   Uno degli aspetti principali e pi tipici dell'organizzazione
economica medievale,  rappresentato dalle fiere, specialmente
fino a tutto il tredicesimo secolo. Abbondano in tutti i paesi, e
presentano ovunque gli stessi caratteri, tanto che si possono
considerare un fenomeno internazionale inerente alle condizioni
stesse della societ europea. La loro epoca d'oro fu quella del
commercio ambulante. Quando i mercanti divennero sedentari, le
fiere languirono. Quelle che sorsero pi tardi, alla fine del
Medioevo, presentavano ormai caratteri completamente diversi, e
tutto sommato avevano nella vita economica generale un'importanza
non paragonabile a quella delle fiere pi antiche.
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 Fiere e mercati

   E' inutile cercare di rintracciare l'origine delle fiere in
quei piccoli mercati locali che a partire dal nono secolo
pullularono sempre pi numerosi in tutta l'Europa. Bench
posteriori, non sono collegate da alcun rapporto di filiazione, e
anzi offrono un netto contrasto. Scopo dei mercati locali era
infatti quello di provvedere all'alimentazione quotidiana della
popolazione del luogo. Di qui la periodicit settimanale,
l'importanza limitata a un'area assai circoscritta, e l'attivit
ristretta a vendite e acquisti al minuto. Le fiere invece erano
ritrovi periodici di mercanti di professione, centri di scambi, e
soprattutto di scambi all'ingrosso, che indipendentemente da ogni
considerazione locale cercavano di attirare il maggior numero
possibile di persone e di prodotti. Potremmo paragonarle in un
certo senso a esposizioni universali, perch non escludevano nulla
e nessuno; chiunque, di qualsiasi paese, e ogni oggetto
commerciabile, di qualsiasi natura, vi trovava buona accoglienza.
Era pertanto impossibile tenerle nello stesso luogo pi di una, o
al massimo due volte all'anno, tanti erano i preparativi di cui
abbisognavano.
   La maggior parte delle fiere ebbero un'importanza regionale pi
o meno estesa. Soltanto le fiere della Champagne ebbero nel
dodicesimo e nel tredicesimo secolo una forza d'attrazione che si
estese a tutta l'Europa. In teoria, ed  questo che occorre
sottolineare, ogni fiera era aperta a tutto il commercio, cos
come ogni porto era aperto a tutta la navigazione. Tra fiera e
mercato locale la differenza non era dunque soltanto di grandezza,
ma di natura.
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 Origine e sviluppo delle fiere

   Fatta eccezione per la fiera di Saint-Denis, presso Parigi, che
risale all'epoca merovingia e che durante il periodo agricolo del
Medioevo si limit a sopravvivere senza suscitare imitazioni, le
fiere ebbero inizio all'epoca della rinascita commerciale. Le pi
antiche esistevano gi nell'XI secolo; nel dodicesimo erano ormai
numerosissime, e aumentarono ancora durante il tredicesimo secolo.
La loro ubicazione, naturalmente, era determinata dalle correnti
di traffico; esse si moltiplicarono a misura che la circolazione,
intensificandosi, penetrava in profondit nei singoli paesi. Solo
il principe territoriale aveva il diritto di fondarle. Molto
spesso le concedeva alle citt, ma ci non deve far credere che
tutti i grandi agglomerati urbani ne abbiano avute.
   Citt di prim'ordine, come Milano e Venezia, ne furono
sprovviste; in Fiandra, si ebbero fiere a Bruges, Ypres, e Lilla,
ma non ve n' traccia in un centro economico attivo come Gand,
mentre invece se ne trovano a Thourout ed a Messines, che furono
sempre dei borghi di modesta portata. La stessa cosa avviene nella
Champagne per localit come Lagny e Bar-sur-Aube, che avevano,
come citt, scarsa importanza ma in cambio ospitarono fiere molto
famose.
   L'importanza di una fiera era insomma indipendente da quella
del luogo in cui era stata fondata, e ci si capisce, perch la
fiera non era che un punto dove periodicamente si riunivano
clienti venuti da lontano: il concorso dei mercanti non dipendeva
dalla densit della popolazione locale. Solo nel periodo pi tardo
del Medioevo furono fondate fiere aventi il semplice scopo di
fornire a certe citt risorse supplementari, attirandovi un
afflusso momentaneo di clienti: ma  chiaro che in quei casi
prevalsero considerazioni di commercio locale, che stornarono
l'istituzione dal suo scopo primitivo ed essenziale.
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 Il diritto commerciale e le fiere

   Il diritto riconosceva alle fiere una situazione di privilegio.
Le aree sulle quali venivano tenute erano considerate luoghi di
asilo e punizioni severissime venivano inflitte a chi ne violava
la neutralit. Tutti coloro che vi convenivano si trovavano sotto
il conduit, o protezione, del principe territoriale. Magistrati
particolari (custodes nundinarum, cio custodi delle fiere)
svolgevano compiti di polizia ed esercitavano la giustizia con
procedure particolari. Uno speciale riconoscimento era riservato
alle lettere obbligatorie munite di un appropriato sigillo. E
c'erano varie facilitazioni aventi lo scopo di attirare il maggior
numero possibile di persone. A Cambrai, per esempio, v' un
permesso speciale di giocare a dati e a carte durante la fiera di
Saint-Simon e di Saint-Jude. Tra le attrazioni ci sono banchetti e
spettacoli. Ma vantaggi pi efficaci erano le franchigie, in base
alle quali per i mercanti presenti alla fiera veniva abrogato il
diritto di rappresaglia, il diritto cio di perseguirli per reati
commessi o debiti contratti in precedenza; veniva inoltre abrogato
il diritto d'albinaggio [appropriazione da parte della corte dei
beni degli stranieri che morivano senza eredi], cos come, per
tutto il periodo in cui durava la fiera venivano sospese le misure
esecutive. Infine, cosa ancor pi preziosa, veniva sospesa la
proibizione canonica dell'usura e veniva fissato un tasso massimo
di interesse per i prestiti in denaro.
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 Le fiere della Champagne

   Se prendiamo in esame la distribuzione geografica delle fiere,
possiamo subito constatare come le pi attive si raggruppassero
press'a poco a met strada, lungo il grande itinerario commerciale
che dall'Italia e dalla Provenza conduceva alla costa delle
Fiandre. Sono le famose fiere della Champagne e di Brie, che
succedevano l'una all'altra in modo da coprire l'intero arco
dell'anno. Prima, in gennaio, ricorreva quella di Lagny-sur-Marne;
poi, il marted precedente la mezza quaresima, quella di Bar; in
maggio, la prima fiera di Provins, detta di Saint-Quiriace; in
giugno, la foire chaude [fiera calda] di Troyes; in settembre,
la seconda fiera di Provins, o fiera di Saint-Ayoul; infine, in
ottobre, a chiusura del ciclo, la foire froide [fiera fredda] di
Troyes. Nel dodicesimo secolo, ognuno di questi raduni durava
circa sei settimane, s che tra fiera e fiera restava solo
l'intervallo di tempo necessario al trasporto delle mercanzie. Le
pi importanti - anche per il periodo in cui venivano tenute -
erano le due fiere di Provins e quella calda di Troyes. La
fortuna di tutte queste fiere dipese dalla loro ubicazione. Pare
che gi nel nono secolo i rari mercanti dell'epoca abbiano
frequentato la piana della Champagne se, come tutto fa supporre,
bisogna situare a Chappes, nel dipartimento dell'Aube, la sedem
negotiatorum Cappas [sede delle trattative di Chappes]. Quando
poi il commercio si fece pi intenso e il traffico sempre pi
attivo, i conti di Champagne furono indotti ad assicurare
definitivamente alle proprie terre i vantaggi derivanti dalle
fiere, e cercarono di offrire ai mercanti tali comodit in luoghi
di tappa, poco distanziati fra loro. Risulta che, nel 1114, gi da
qualche tempo, esistevano le fiere di Bar e di Troyes, e la stessa
cosa deve essere vera per quella di Lagny e di Provins; altre, che
non ebbero poi un'uguale fortuna, ve n'erano a Bar-sur-Seine, a
Chlons-sur-Marne, a Chteau-Thierry, a Nogent-sur-Seine, eccetera
Alle fiere di Champagne, al termine della grande strada che da l
arrivava al Mare del Nord, facevano riscontro le cinque fiere
fiamminghe di Bruges, Ypres, Lilla, Thourout e Messines.
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 Le fiere della Champagne e il commercio

   Nel dodicesimo secolo questo sistema commerciale si svilupp
con una rapidit straordinaria. Non v' dubbio che nel 1127
v'erano gi scambi assai attivi tra le fiere di Fiandra e quelle
della Champagne: Galbert [autore del dodicesimo secolo] ci
descrive infatti la fuga dei mercanti lombardi dalla fiera d'Ypres
quando si sparse la notizia dell'assassinio del conte [di Fiandra]
Carlo il Buono. I Fiamminghi, per parte loro, trovavano nella
Champagne sbocchi permanenti per le loro stoffe, che di l
venivano avviate, da loro stessi o dai compratori italiani e
provenzali, verso il porto di Genova, donde erano poi esportate
verso gli scali del Levante. Dalla Champagne, in compenso, i
Fiamminghi importavano i tessuti di seta, gli oggetti
d'oreficeria, e soprattutto le spezie, che i marinai del nord
venivano poi a prelevare a Bruges, insieme con le stoffe di
Fiandra e i vini francesi. Nel tredicesimo secolo le relazioni
commerciali conobbero la loro massima fioritura. I produttori di
stoffe fiamminghi, raggruppati per citt, avevano in ogni fiera
della Champagne proprie tentes [banchi di vendita], dove
esponevano i loro tessuti, e i clercs des foires [chierici delle
fiere, qui sta per corrieri] cavalcavano ininterrottamente tra la
Champagne e le Fiandre, portando la corrispondenza dei mercanti.
   Ma se l'importanza delle fiere della Champagne  in gran parte
dovuta ai contatti da esse precocemente stabiliti tra il commercio
italiano e l'industria fiamminga, bisogna anche riconoscere che
esse esercitarono un grande influsso sulle altre regioni
dell'Occidente. Nelle fiere di Troyes esisteva una casa di
tedeschi, e inoltre magazzini e recapiti dei mercanti di
Montpellier, di Barcellona, di Valenza, di Lrida, di Rouen, di
Montauban, di Provins, d'Alvernia, di Borgogna, di Piccardia, di
Ginevra, di Clermont, d'Ypres, di Douai e di Saint-Omer. A
Provins, i Lombardi avevano una loro loggia, mentre uno dei
quartieri della citt si chiamava Vicus Allemannorum [quartiere
tedesco], cos come a Lagny c'era un Vicus Angliae [quartiere
inglese].
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 Le fiere della Champagne e il credito

   D'altra parte non era soltanto il traffico delle merci che
attirava la gente da tanta distanza alle fiere della Champagne. Le
operazioni finanziarie vi erano cos numerose ed importanti, che
quelle fiere presto divennero, come  stato detto con espressione
felice, la casa di cambio dell'intera Europa. In ogni fiera,
dopo un primo periodo dedicato alle vendite, si apriva il periodo
dei pagamenti. E questi non riguardavano soltanto l'estinzione dei
debiti contratti durante la fiera stessa ma anche le scadenze di
obbligazioni contratte nel corso di fiere precedenti. Fin dal
dodicesimo secolo tale pratica diede origine a una complessa
organizzazione di credito alla quale sembra che risalga l'origine
delle lettere di cambio, innovazione che fu certamente introdotta
dagli Italiani, i quali erano assai pi avanzati degli altri
popoli del continente in fatto di procedure commerciali. In
origine si trattava soltanto di un impegno scritto a pagare una
certa somma in altro luogo, cio, usando il termine tecnico, si
trattava di un assegno circolare all'ordine. Il firmatario
s'impegnava a pagare la somma in altro luogo al creditore o al suo
nuntius [incaricato], cio al suo agente (girata attiva) oppure
a farla pagare da un nuntius che agiva per suo conto (girata
passiva).
   Il concorso alle fiere della Champagne era tale, che la maggior
parte delle obbligazioni, dovunque stipulate, era pagabile in una
di esse. E non si trattava soltanto di debiti commerciali, ma
anche di semplici prestiti contratti da privati, principi o
istituti religiosi. Inoltre, poich tutte le regioni dell'Europa
erano in contatto con le fiere della Champagne, nel tredicesimo
secolo fu introdotto in queste fiere il sistema dell'estinzione
dei debiti per compensazione. Nell'Europa del tempo le fiere
costituirono dunque una embrionale clearing house [stanza di
compensazione che consentiva l'immediato trasferimento di
moneta]. E se si pensa che vi affluivano persone da tutte le parti
del continente, si comprende subito quanto tali fiere
contribuissero a iniziare i loro clienti alle pi perfezionate
procedure creditizie in uso tra Fiorentini e Senesi, che vi
avevano una parte di primissimo piano nel settore del commercio
del denaro.
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 Il declino delle fiere della Champagne

   La seconda met del tredicesimo secolo pu essere considerata
il periodo di maggior sviluppo delle fiere della Champagne. Con
l'inizio del secolo successivo comincia invece il loro declino, la
cui causa essenziale fu la tendenza a sostituire il commercio
ambulante con usi commerciali pi sedentari: tendenza che fu
favorita dal nuovo sviluppo della navigazione diretta tra i porti
italiani e quelli fiamminghi e inglesi. La lunga guerra, inoltre,
che dal 1302 al 1320 oppose la contea di Fiandra ai re di Francia,
contribu indubbiamente anch'essa a quella decadenza, privando le
fiere della presenza degli attivissimi e abituali frequentatori
settentrionali. Il colpo definitivo fu poco dopo vibrato dalla
Guerra dei Cent'anni che segn la fine per quei grandi raduni
d'affari ai quali erano per due secoli intervenuti tutti i
mercanti d'Europa. Costoro tuttavia vi avevano apprese pratiche
che ormai consentivano una vita economica nuova; il generalizzarsi
dell'uso della corrispondenza e delle operazioni di credito
consent al mondo degli affari di fare a meno dei viaggi nella
Champagne.
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